https://referendumcannabis.it/ è il sito del comitato promotore del referendum che punta a tre sostanziali modifiche della legge italiana sulla droga.

È sbagliato continuare a qualificare questo referendum come teso alla legalizzazione in Italia di ogni attività correlata alla distribuzione dei derivati della cannabis.  In realtà il quesito referendario: a) con la prima parte abroga la punizione della coltivazione di qualsiasi tipo di stupefacente, non soltanto della cannabis e dei suoi derivati, bensì pure dell’oppio, della coca e dei funghi allucinogeni; b) con la terza parte abroga la sanzione amministrativa che colpisce, unitamente ad altre, la condotta di chi “per farne uso personale” importa, riceve, detiene, ecc. sostanze stupefacenti di qualsiasi tipo – quindi non soltanto cannabis e derivati, ma cocaina, eroina, ‘pasticche’… – cioè la sospensione della patente di guida o il divieto di conseguirla fino a tre anni; c) solo con la seconda parte interessa le condotte di cessione delle droghe impropriamente denominate leggere, e quindi i derivati della cannabis, ma non le rende formalmente ‘legali’, perché lascia per esse la sanzione penale della multa.

L’errore è stato formalmente rilevato dall’Ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione, che nella ordinanza in data 15/01/2022, che si allega, lo ha così corretto: “abrogazione di disposizioni penali e di sanzioni amministrative in materia di coltivazione, produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope”.

Val la pena considerare che le firme verificate come valide sono state in totale 507.104, e di esse addirittura 504.285 sono state raccolte per via informatica: è stato quindi decisivo il duplice aiuto da parte del Governo in carica, che con due distinti decreti legge ha dapprima permesso la raccolta di firme per via digitale e poi ha allungando di un mese il termine utile per la raccolta delle firme, avvenuta quasi esclusivamente on line.